Discorso di Benedetto XVI a Ratisbona 2006.09.12, estratto del riferimento all’Islam

sul rapporto tra religione e violenza, che ondeggia dal «Nessuna costrizione nelle cose di fede» al «diffondere la fede per mezzo della spada»

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità,  modificata 13/01/2018; col colore grigio distinguo i  miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: Benedetto XVI; jihad e male fisico mandatorio da fondamentalisti con massivo inciucio lfb; violenza malattia dell’islam

 

Da <vatican.va> estratto del contestato riferimento all’Islam:

Nel settimo colloquio (dialogo che vede contrapposti nel 1391 ad Ankara l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un saggio persiano musulmano) edito dal prof. Khoury, l'imperatore tocca il tema della jihād, della guerra santa. Sicuramente l'imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: "Nessuna costrizione nelle cose di fede" ... ma, circa la guerra santa, egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava".

[CzzC: per mezzo della spada, truce inconfutabile verità, che purtroppo è oggetto di negazionismo, ad es. a cura del prof Campanini di UniTN mp3]

L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. ... L'editore, Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un'opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria.

[CzzC: forse B16° non fu cautelato abbastanza dalla sua segreteria di stato (stava cambiando da Sodano a Bertone 2006.09.15) che avrebbe potuto prevedere che ci sarebbe scappato il morto nei moti di protesta per la pontificia citazione di quel lontano ricordo, ancorché B16 non avesse travisato la realtà nel riferire l’espressione bizantina trecentesca e avesse precisato che era formulata con un linguaggio “così brusco al punto da essere per noi inaccettabile”]

 

2015.11.20 <nuovabq>. Ratzinger a Ratisbona ci aveva già detto tutto, anche se fu più travisato che capito. Tragedie come quella di Parigi l’hanno reso ancora più attuale. A Ratisbona B16° dedicò otto pagine all’Europa e una e mezza all’islam, ma citandolo come uno dei possibili riferimenti per affermare che, per volare l’uomo ha bisogno di due ali, fede e ragione. Se l’ala della ragione diventa ipertrofica a scapito dell’ala della fede, ci troviamo di fronte al laicismo. Se l’ala della fede diventa ipertrofica a scapito dell’ala della ragione, ecco il fondamentalismo. Di qui il problema dell’islam: a un certo punto della sua storia, spaventato da forme di razionalismo che seducevano molti suoi filosofi, chiuse il dialogo fecondo che aveva avviato con la cultura greca, bruciò libri di filosofia, e qualche volta anche filosofi, ma per evitare il razionalismo, cadde nell’errore opposto del fideismo, che diventando politica nel XX secolo si sarebbe chiamato fondamentalismo. continua

 

↑2015.09.12 <interris>: nove anni fa la lezione di Ratisbona di Papa Benedetto XVI: sì fede-ragione, no violenza in nome di Dio: il 12/09/2006 Ratzinger si esprimeva in maniera lungimirante mirando ad ampliare un concetto di ragione spesso distorto o autolimitato, ma anche a favorire il dialogo tra i popoli, le culture e le fedi, necessario per combattere le violenze della guerra. Il punto focale del discorso di Ratzinger è la ragionevolezza della fede. Per il Pontefice emerito “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”, distinguendo tra una “ragione ristretta”, tipica del mondo scientifico, [CzzC: che chiamo razionalità] ed una “ragione estesa” che può essere trovata soltanto in Dio e racchiude in se stessa anche la prima.

 

↑2015.05.14 <tempi>: lo scrittore iracheno musulmano Younis Tawfik. Tawfik, racconta un aneddoto: il 12/09/2006 all’Università di Regensburg Benedetto XVI aveva indicato nella distorsione del rapporto tra fede e ragione la causa di tanti guai con cui il mondo islamico continua a misurarsi: «Non agire secondo ragione è contro la natura di Dio». Pochi giorni dopo, Tawfik viene ricevuto dal Papa a Castelgandolfo insieme ai membri della Consulta dell’islam in Italia. «Al termine dell’incontro mi feci avanti per stringergli la mano e gli dissi: “Grazie per averci ricordato Averroè e la sua coraggiosa lotta per riconciliare fede e ragione”. Lui mi fissò negli occhi e con un sorriso mi disse: “Allora lo dica ai suoi”. Abbiamo bisogno di gente che ci ricordi questo, se vogliamo che l’Iraq e il Medioriente non tradiscano la loro vocazione. E io prego Dio perché Ninive torni a essere la valle della convivenza».

 

↑2015.04.13 Al Papa Fr1, che come altri 20 stati, ieri definì genocidio lo sterminio degli Armeni/1915, giungono reprimende e minacce dalla Turchia: <avvenire> Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha affermato che le parole del pontefice rivelano "una discriminazione dei musulmani e dei turchi di fronte ai cristiani". [CzzC: mi sovvien dell’abuso del termine discriminazione in offesa ad evidenze storiche, tipico indicatore di forzature da cultura dominante, rafforzato dal ricordo di B16 che a Ratisbona aveva osato citare un personaggio, pur definendolo brusco al punto da essere per noi inaccettabile, che si chiedeva se fosse mandatorio nell’islam infliggere male fisico ad inermi, e <giornale> fu crocifisso come islamofobo anche dai nostri repubblicones]

 

↑2013.09.gg Lettera di Francesco I a Eugenio Scalfari, 2013.09 che attribuisce al Papa cose non dette come se fosse un relativista, edulcoratore di Ratisbona, riabilitatore della teoglib ideologica.

 

↑2013.09.gg <sevenflys>: il discorso tenuto da Joseph Ratzinger nell’aula magna dell’università di Ratisbona fu attaccato non solo da islamici, ma anche da alcuni esponenti della Chiesa italiana e mondiale, ad esempio l'argentino amico di Bergoglio padre Guillermo Marcóin in qualità di presidente dell’Istituto per il dialogo inter-religoso usò toni durissimi: «Le parole del Papa non mi rappresentano, io non avrei mai fatto quella citazione ... Se il Papa non riconosce i valori dell’islam e tutto resta così, in venti secondi avremo distrutto ciò che è stato costruito in vent’anni».

 

↑2008.11.gg Forse è anche grazie al discorso di Ratisbona se il mondo islamico è arrivato <sussidiario> alla famosa lettera di 138 esponenti islamici intitolata “Una parola comune tra noi e voi” che ha contribuito a rilanciare il dialogo, sviluppatosi con l’incontro tenutosi in Vaticano nel novembre 2008 definito “Primo Forum mondiale islamo-cattolico” che si è concluso con una dichiarazione congiunta la quale termina con le seguenti parole: “Il dialogo interreligioso può contribuire a stimolare maggior comprensione e a contrastare l’ingiusta logica dello scontro di civiltà”. Vedi anche dichiarazione di Marrakech del 2016

 

↑2006.09.12 <vatican.va> testo completo del discorso del santo padre in Aula Magna dell’Università di Regensburg - incontro con i rappresentanti della scienza, Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni. <sussidiario>: La Lectio Magistralis di Papa Benedetto XVI a Ratisbona suscitò proteste e anche dimostrazioni di piazza con assalti a chiese e a centri cattolici durante i quali ci son stati alcuni feriti e una religiosa italiana (in Somalia) ha perso la vita.