SOLA FIDE? SOLA SCRIPTURA? La fede in contrapposizione alle OPERE?

I cinque "sola" della Riforma luterana sono:

SOLA SCRIPTURA (soltanto con la Bibbia);

SOLA FIDE (soltanto con la fede);

Sola gratia (soltanto con la grazia);

Solus Christus (soltanto Cristo);

Soli Deo Gloria (soltanto per la gloria di Dio).

La dottrina del Sola fide è talvolta chiamata "la causa o principio materiale" della Riforma, perché per Martin Lutero ed i riformatori era una questione centrale della fede cristiana. Lutero la chiama: "l'articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade" (in latino: articulus stantis et cadentis ecclesiae).

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 12/10/2018; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: Luterani, protestanti, giustificazione, ecumenismo

 

↑2014.04.22 Luterani banalizzano successione apostolica e chiesa [CzzC: condivido che sia condizione necessariache due o tre siano riuniti nel mio nome”, ma dubito che sia condizione sufficiente; passi la buona fede dei fratelli luterani che hanno bisogno di giustificare le loro riduzioni “sola fide ... sola scriptura ...”, ma ... continua]

 

↑2011.03.06 A.Martinelli su foglio parrocchiale: a che cosa servono le nostre opere buone?: questa domanda ha segnato la storia del cristianesimo, creando anche i presupposti d'incomprensione tra cattolici e protestanti, ai tempi di Martin Lutero. Se la fede è dono di Dio, le opere costituiscono le "prove" di questa fede, la sua efflorescenza.

 

↑2009.09.02 Robert Hugh Benson: Con quale autorità? «Nel pomeriggio fu discussa la dottrina della giustificazione per la fede, ma al giovane, che incominciava a comprendere tutta l'importanza di un'autorità vivente ...»

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↑2008.12.10 ·Benedetto XVI: catechesi del mercoledì: la fede non viene dalla lettura, ma dall'ascolto. Non è una cosa soltanto interiore, ma una relazione con Qualcuno suppone un incontro con l'annuncio, suppone l'esistenza dell'altro che annuncia e crea comunione

 

↑2008.09.13 Don P.Rattin assembl pastorale diocesana: A Rattin, relatore all'assemblea pastorale diocesana alla presenza del Vescovo, pare di dover diagnosticare una saturazione indigesta da “cristianesimo delle opere”, che gratifica la nostra propensione all’efficientismo, ma ...
   E ribadendo l'essenzialità della relazione con Cristo chiede all'assemblea «se la relazione con lui fosse davvero il centro, l’essenziale dell’esperienza cristiana, pensate che perderemmo tanto tempo a discutere se è giusto o meno che i divorziati non possano accostarsi ai sacramenti?».

 

Rattin: «A me pare che si deve diagnosticare – proprio in questo nostro tempo - una saturazione indigesta da “cristianesimo delle opere”, che se da un lato gratifica la nostra indole di occidentali propensi all’efficientismo, dall’altro lato ci sfibra perché le forze disponibili ed efficienti sono sempre quelle, anzi, vanno riducendosi più che aumentando. Non è una buona ragione per riconsiderare quell’alternativa paolina e ri-centrare tutto su Gesù Cristo, il Vivente?

Altro versante di verifica: se Cristo – e la relazione con lui - fosse davvero il centro, l’essenziale dell’esperienza cristiana, pensate che perderemmo tanto tempo a discutere se è giusto o meno che i divorziati non possano accostarsi ai sacramenti?».

[CzzC: la contrapposizione tra le opere e la centralità di Cristo viene qui invocata a pretesto per screditare la posizione del Magistero sui risposati contra legem. Bel mandato ai membri dei CPP della diocesi di TN]

 

↑2004.06.30 Roma dolce casa (di H.Scott  H.Kimberly): un libro che ho letto con passione: narrando la loro conversione al cattolicesimo, l'autore e sua moglie incontrano nel vissuto le categorie del "sola fide" e del "sola scriptura"

 

↑2002.mm.gg <credereoggi>: La dichiarazione congiunta sulla DdG (qui il testo)  ritiene che sia possibile pronunciare una parola impegnativa e autorevole sulla questione della giustificazione e, al tempo stesso, dichiara che questo tema non può essere isolato dall’insieme del discorso teologico. E.Jüngel e altri luterani protestano, perché vogliono che la DdG sia detta non "un criterio" ma "il criterio" e negano che ci sia consenso sulla DdG finché si ammettessero altri criteri.

A titolo di esempio si può citare la veemente presa di posizione di Eberhard Jüngel a proposito del passo citato della dichiarazione congiunta. A suo giudizio, la dottrina della giustificazione non è semplicemente un criterio, ma è il criterio e, se si riconosce la funzione propria della dottrina della giustificazione, non ci si può sentire vincolati da altri criteri. E se ci si sente vincolati da altri criteri, non esiste un consenso con la dottrina della Riforma su questo punto decisivo e non esiste neppure un consenso sulle “verità fondamentali della dottrina della giustificazione”. ... Chi, nonostante tutto, afferma che esiste un tale consenso, nel servizio alla verità rimane in debito della chiarezza indispensabile per compiere tale servizio.

   La presenza di questa e di simili posizioni mostra come non solo la comprensione della dottrina della giustificazione in quanto tale, ma anche la sua collocazione all’interno della “gerarchia delle verità” ... rappresenti un aspetto decisivo per alcuni esponenti della teologia evangelica. Per offrire un contributo alla chiarificazione ... vogliamo approfondire in particolare due questioni:

1) qual è il significato dell’attribuzione alla dottrina della giustificazione della funzione di CRITERIO che giudica l’intera dottrina cristiana?

2) Come deve essere pensata la relazione tra dottrina della giustificazione e CHIESA?