Il rapporto sulla BANALITÀ DEL MALE (di Hannah Arendt)

<wikipedia>: Il titolo originale dell'opera è "Eichmann in Jerusalem - A Report on the Banality of Evil". Non senza ragione, l'editore italiano ritenne opportuno invertire l'ordine del titolo. Dal dibattimento in aula, infatti, la Arendt ricaverà l'idea che il male perpetrato da Eichmann - come dalla maggior parte dei tedeschi che si resero corresponsabili della Shoah - fosse dovuto non ad un'indole maligna, ben radicata nell'anima (come sostenne nel suo Le origini del totalitarismo, diagnosticato come mostruosa conseguenza della modernità) quanto piuttosto ad una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni.

<feltrinellieditore>: Nel 1961 Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del "New Yorker" e assiste al dibattimento del processo contro il criminale nazista Otto Adolf Eichmann. Nasce questo libro scomodo perché il Male compiuto da Eichmann appare alla Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la "grandezza" dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità,  modificata 11/12/2018; col colore grigio distinguo i  miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Correlati: il male; i padri nobili della shoah

 

2018.12.09 e 10 <rai> Una maratona di letture per il 70° dei Diritti dell'Uomo, "24 ore" nella sala Depero del palazzo della Provincia di Trento. Lunedì sera, alle 18.30, fiaccolata contro le violazioni dei diritti umani a Trento e Rovereto. Fra le letture il racconto della vita di Giovanni Falcone, i respingimenti, un ragazzo in fuga dall'Afghanistan, "Le origini del totalitarismo" di Hannah Arendt, i bambini rubati (niños robados) dal regime franchista, Lella Costa con "Human" a Rovereto <dolomit>, Gad Lerner intervista l’europarlamentare Elly Schlein, Kristina Touzenis, e Oliviero Toscani a Trento Teatro Sociale. [CzzC: credi che Toscani sia stato invitato a Trento sui diritti umani a prescindere da <questa/fq> lucrosa e didascalica pubblicità?]

 

↑2017.03.28 <aleteia> La banalità del male: 7 minuti per capirne la portata; al centro del film del 2012 sulla vita di Hannah Arendt, di cui qui proponiamo il discorso finale, c’è tutta la tesissima discussione che prese l’avvio dalla serie di articoli che la stessa Arendt scrisse quando, nel 1961 fu mandata dal settimanale The New Yorker (divenuti poi un saggio di grande importanza, La banalità del male appunto) a Gerusalemme per seguire il processo del gerarca nazista Adolf Eichmann: il quale affermava continuamente di aver solamente obbedito ad ordini.

 

↑2016.03.08 <raistoria> Hannah Arendt e il totalitarismo: la filosofa tedesca, ne “Le origini del totalitarismo”, pubblicato nel 1951, indaga come sono nati e si sono sviluppati i regimi totalitari nella Germania nazista di Hitler e nell'Unione sovietica di Stalin. Uno studio che Massimo Bernardini analizza con il professor Emilio Gentile a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura.

 

↑2015.01.22 Cos’è la conoscenza della verità? Adaequatio rei et intellectus diceva Isaac Israeli ben Solomon già nel secolo IX, ma la cultura dominante oggi ha cominciato a negare la possibilità di percepire l’oggettività e a sostenere che si tratta di un’illusione <tempi>: la ragione si sta staccando dalla verità delle cose, collegandosi a mere predilezioni soggettive e ad una legge da osservare come “mera” tecnica del vivere. Sotto questo profilo ben si comprende l’acuta analisi sulla cosiddetta “banalità del male”, compiuta da Hannah Arendt in occasione del processo svoltosi a Gerusalemme nel 1961 nei confronti del gerarca nazista Adolf Eichmann: delitti mostruosi possono essere compiuti attraverso la cooperazione di gente del tutto normale, tramite la semplice, indifferente, obbedienza “burocratica”, non pensante, alla lettera di una legge non più fondata su evidenze dimostrate dal reale e ormai solo sottomessa alla cogenza della volontà dello Stato, al potere dominante. E anzi Arendt ha spinto ancor di più la sua riflessione laddove, sempre documentando il processo di Gerusalemme, ha affermato che lo sterminio del popolo ebraico, più in profondità, doveva considerarsi un crimine contro la stessa “umanità”, perché la legge dello stato nazista dispiegava in realtà un potere annientante il singolo “io” di ogni uomo, perseguendo così l’obiettivo di relegare nell’assoluta “irrilevanza”, nell’assoluta “insignificanza”, la persona umana di per sé considerata.

Don Giussani ne “L’uomo e il suo destino”: «si può ritrovare in un’affermazione di Hannah Arendt: “L’ideologia non è l’ingenua accettazione del visibile ma la sua intelligente destituzione”. L’ideologia è la distruzione del visibile, l’eliminazione del visibile come senso delle cose che avvengono, lo svuotamento di ciò che si vede, si tocca, si percepisce. Così non si ha più rapporto con nulla» (…).

 

↑2014.12.28 apro questa pagina, affrontando la scheda de “il male